Come si fa pubblicità? La differenza tra investimenti corretti ed errori madornali

Uno dei grandi insegnamenti che un imprenditore può trarre dopo averci provato, riguarda il come non si faccia pubblicità.

L’errore del sito commissionato al cugino

Tuo cugino, se non è un professionista del settore, non dovrebbe occuparsi del profilo pubblico dell’azienda. Questo riguarda anche i siti web.

Creare un sito web non è da tutti. Nonostante si tratti di una pratica sempre più alla portata del comune mortale grazie ai nuovi framework e le scorciatoie per ottenere un codice pulito, si tratta pur sempre di un mondo che richiede diverse considerazioni, pre e post realizzazione.

Sviluppare un progetto pubblicitario deve tener conto di una serie di fattori relativi al tipo di pubblico a cui ci si rivolgerà. Un grande errore che commette spesso il cugino di turno, è quello di creare un sito web per il prodotto venduto e non per la clientela che dovrebbe acquistarlo. La differenza è sottile ma determinante.

Aggiornare costantemente un sito web è altresì importante e lo si fa attraverso interventi software per migliorare i profili di vulnerabilità e stabilità.

Un altro importantissimo tipo di aggiornamento necessario riguarda i contenuti. Un sito abbandonato a sè stesso o privo di contenuti è un sito inutile.

La soluzione sta nel rivolgersi ad un’agenzia di web marketing che tenga conto di tutti questi fattori e sposi il progetto aziendale del cliente.

Se hai bisogno di aiuto per valutare come e di cosa necessiti per realizzare il tuo sito web, non esitare a contattarci.

La pagina facebook

Che tu sia un freelance, un’associazione o un’impresa, per Mark Zuckerberg non fa molta differenza. Sei un cliente, e come ogni cliente, devi pagare se vuoi ottenere un risultato utile.

La pagina senza l’investimento è inutile

Se la sono studiata bene gli sviluppatori del social. Se inizi ora, per ottenere un buon numero di pollici in su, devi necessariamente pagare. Un errore comune è quello di pensare che nessuno abbia mai provato a creare la pagina aziendale ed invitare tutti gli amici e parenti a cliccare sul mi piace per seguire i contenuti condivisi.

Facebook non è sciocco e negli anni (ormai sono davvero tanti per un social network), sono stati perfezionati i suoi algoritmi a tal punto da diversificare i profili e i comportamenti dei suoi contenuti in modo tale da premiare sempre di più il pubblico pagante. Si è creata quindi una divergenza notevole fra chi paga per farsi vedere e chi non lo fa.

Immagina di essere un pittore e dover aumentare il tuo pubblico, non per fama, ma per necessità di un ritorno economico e di voler utilizzare fra gli altri il famoso social.

L’errore che tendenzialmente farai sarà quello di credere che ti basterà condividere la tua pagina con i tuoi 500 amici (che per carità, non sono pochi), affinché si sparga il tuo nome oltre loro, perché loro condivideranno, perché loro sono l’inizio di una macchia d’olio che si espanderà fino a toccare tutto il mondo. Se Facebook funzionasse come la teoria delle reti sociali e tutti volessero condividere tutto allora sì, avresti qualche possibilità. Ma come già anticipato, non è così che andrà a finire.

Analizziamo la questione:

Il 5% dei tuoi contatti è composto da parenti. Una parte di loro è fedele alla tua causa e condividerà. Ahimè fra loro ci sono veramente pochi interessati ai tuoi contenuti.

Il 30% è fatto di colleghi di lavoro, gente che hai aggiunto per spiare il loro modo di muoversi. Loro non hanno nessun interesse a mostrare i tuoi lavori in giro, probabilmente perché si sentono in competizione.

Abbiamo un altro 30% di amici datati, con cui hai condiviso più di quanto avessi fatto con altre persone. Questi non hanno tue notizie da un bel po’, sei fra i loro contatti perché è scortese non aggiungerti. Interesse bassino.

Abbiamo un restante 35% di contatti che sono un minestrone di gente praticamente sconosciuta e con cui hai condiviso poco e niente. Ti dice fortuna che un 5% di questo 35 sia interessato a quel che fai e condivide una (1) volta il tuo contenuto.

Il responso

La macchia d’olio si è asciugata senza portarti nulla se non 15-25 likes sulla tua pagina. La stima è più o meno questa. Hai perso un pomeriggio intero, forse una giornata a cercare di aggiungere persone ad una pagina. Il passaparola nei prossimi giorni ti porterà altri 3 likes, poi più nulla. Quanto quantificheresti in termini di denaro questa giornata persa così?

Ora pensa allo stesso investimento speso presso un marketer professionista che gestisce la tua pagina e investe il denaro secondo criteri ben pensati.

Il lavoro che dovrebbe fare questa figura è il seguente:

  • Corretta compilazione della pagina (Va creato il giusto tipo di pagina affinché Facebook ti reputi credibile e ti renda visibile);
  • Creazione di contenuti di interesse per il giusto pubblico (I contenuti dei post e altri tipi di contenuti devono risultare interessanti per il tipo di pubblico che si interfaccerà al tuo mercato);
  • Campagne pubblicitarie ben strutturate e finalizzate al raggiungimento del target più specifico possibile.

L’investimento su Google

Per investire sui canali di Big G, che non sono pochi, inutile dirlo, anche qui bisognerà spendere.

Google LLC gestisce il principale motore di ricerca al mondo. Quello strumentino che tutti utilizziamo e pochi sono riusciti ad emulare con un successo comunque parziale.

Strumento utile per aumentare le visite sul proprio sito web ma non solo, Google resta uno strumento utilissimo se non il principale, affinché molti clienti ti trovino.

Grazie a Maps e a tutti i partner che hanno contribuito negli anni e continuano a contribuire nella corretta mappatura delle attività sul territorio, pensare che non sia necessario essere visibile li dentro se si ha un negozio o un ufficio rivolto al pubblico è come pensare di essere degli Dei quando non lo si è.

La controllata di Alphabet è un’azienda che nel tempo, come Facebook, ha fatto di tutto per monopolizzare il proprio mercato, acquistando anche moltissimi motori di ricerca più piccoli.

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